mercoledì 25 aprile 2012

morde il passo ancora, rintocca
l'opera di un ritorno, acerbamente
notte dopo la notte, verso un'alba
che investe di aureole, le ruggini
fiorite da un amore bianco come sale

lunedì 23 aprile 2012


a sorsi il latte della lupa, indietreggia l’alba
nell’urlo accanito -lamento di un soldato che
corica l’armatura all’albero, come corteccia
offesa dalla rotta del vento. semina, alimenta 
una pianta nuova, una forma di carne avversa
crespa, così risorta da una carta del tempo
nella emme che disegnano i palmi, le grinze
col futuro dentro, una parlata serratissima

venerdì 20 aprile 2012

(versione compatta di una precedente poesia)




mi saresti selvatico, anche distratto
componendo il solito vento, l’onda
quasi fossi spicchio o mappa -o corpo

a frastagliare i discorsi pesanti, come quelli
che trattengono le palme ai pungoli del letto
al passare dei giorni eludendo
la prima imperfezione, la coperta sghemba

una notte aggiunta alla notte che specula nel buio
per appiccicarsi, urlo che disperde le superfici piccole
senza la possibilità di emettere l’estensione
di un ricordo -le varietà diverse delle more

il poterti chiedere di aspettare assieme la neve
di essere il primo ad alternare i balli
perché non esca il sole, ché non resti solo
l’occhio impavido al sovrastare di un’idea
che senza sole si muore nel bicchiere
come mandorle -amare

giovedì 19 aprile 2012

compresa alle rose una caricatura, quasi prona
m'inginocchia allungata, alla ruota del sole
appesa ancora al ricordo dei tralci, riccioluti
come i capelli di una Madonna, la sua discesa
nel nero di una veste anziana e raccomanda
la schiena arretrata, i piedi avanti, per non cadere

lunedì 2 aprile 2012

siamo grumi di infanzie trasudate
secoli suddivisi in parole di poco conto
un noi di gonne messe il fila come tappeti
annodature gravide tra i carri e lo sterrato

e  l’aria che importa circostanze, tagli
a respiro aperto,  contratti come
addestramenti all’inguine,  alle mani
i bagagli mai fatti per andare via